Non è facile eleggere il più nauseante, quello che più di tutti rappresenta l’abiezione; in molti si contendono il primato. In essi si esprime l’invadenza orribile del presente: piegare ogni significato alla produzione di consenso. Svolgono una funzione prettamente ideologica; sono i piazzisti di falso pensiero, meglio se spettacolarizzato. Quando provano a costruire un senso, lo fanno privandolo di ogni rapporto col reale che non sia cristallizzazione di un senso che pre-esiste a ogni analisi o scavo critico, appunto ideologizzandolo. Perciò il loro discorso assomiglia interamente al battage pubblicitario: è uno slogan che si ripete.
Ma qual è la merce reclamizzata? Ogni minima frase, ogni parola valorizza, sino a dargli il carattere di una verità assoluta, un posizionamento ideologico; non c’è pagina o riga che riguardi, se non distrattamente, la realtà; si esprime un’appartenenza, dunque è un discorso esclusivamente conservativo, che riflette il “campo” a cui si aderisce. Lo slogan non ha altro reale senso che quello di piantare la propria bandiera sul mercato delle opinioni. La Corte internazionale di giustizia dice che si tratta di apartheid? Ma Israele rappresenta la democrazia, rispondono, evitando ogni approccio al merito della sentenza.
Ecco perché non è azzardato definire il discorso di questi signori un nulla ideologico. Perduto il riferimento alla realtà, essi modellano il proprio discorso come una struttura impermeabile e replicabile all’infinito, qualunque sia l’argomento del contendere. È per questo che non vi è differenza alcuna tra quanto dicono sull’Ucraina o su Israele; non esistono i contesti specifici, esiste solamente un’ideologia – liberale e atlantista, ça va sans dire – da affermare. Anche a sprezzo del ridicolo; come quando, per esempio, scelgono tra i crimini da esecrare solo quelli che sono utili al proprio vantaggio.
La democrazia si difende in Ucraina, dicono; ma perché non in Palestina? In entrambi i casi, siamo di fronte all’occupazione di una potenza straniera; perché quella israeliana è compatibile con la democrazia? Ciò che avviene nella Striscia di Gaza non ha paragoni, tanto è tremendo; il numero di crimini di guerra e contro l’umanità commessi è quantitativamente eccezionale, cioè più grande di quelli compiuti nelle recenti guerre, quella in Ucraina compresa. E allora perché, all’interno del loro discorso, questi spaventevoli crimini sono tollerati o giustificati? Non vi può essere risposta se non ricorrendo all’ideologia, dunque spostandosi dal piano della storia reale a quello del consenso a una visione del mondo che coincide con quella del colonialismo, ossia della segregazione, del massacro, del genocidio.
Questi ridicoli pupazzetti obbediscono a un’appartenenza, la quale si pone al di sopra di ogni diritto. Non considerando le contraddizioni, e in particolare quelle di classe, interpretano il mondo come un campo di battaglia dove si scontrano le truppe della “democrazia” e quelle delle “autocrazie”. Lo scontro tra la “civiltà” e la “barbarie” diviene allora la maschera che serve a coprire quello che in realtà è lo scontro tra modalità di egemonia diverse, cioè tra differenti “oligarchie”. Ad essi non importano né la legalità internazionale né i diritti dei popoli; se davvero ci tenessero, oggi non esiterebbero a richiedere l’embargo o sanzioni per Israele. Quello che accade a Gaza li smaschera come imbroglioni o, nel migliore dei casi, come soldati consapevoli della posta in gioco, che è il dominio della propria parte.
È per questo che si comportano come una truppa bene inquadrata, come se fossero un’unica bocca-di-fuoco. Ognuno ha il suo timbro di voce, ognuno esprime lo stesso concetto. E siccome fanno truppa, si cercano e si proteggono a vicenda come se di fronte avessero un nemico, che attaccano senza esclusione di colpi. Non sei a favore dell’invio di armi? Sei un putiniano. Non sei solidale con Israele? Sei un antisemita filo-Hamas … Il loro discorso, che sempre sfiora la peggiore propaganda, è l’unico sensato: non esiste altro significato al di fuori del nostro, dicono. E così, mentre insultano tutti gli altri, costoro si presentano come i veri rappresentanti dell’intolleranza.
Se nella realtà sono palesi i crimini di guerra israeliani, nelle dichiarazioni di solidarietà devono sparire i riferimenti alla realtà; e infatti, quello che scrivono o dicono si pone al di là di ogni decenza intellettuale; nel campo della mistificazione, proprio. Se la Corte internazionale di giustizia sentenzia che le politiche di Israele sono razziste, segregazioniste, colonialiste, di sfruttamento e di usurpazione, non si deve parlare di queste politiche concrete, anche solo per confutare la sentenza, bensì sviare il discorso introducendo l’antisemitismo o la longa manus di Iran o Russia … Non resta altro che evitare il confronto con la realtà.
È chiaro che ciò che per essi conta è l’adesione allo schieramento “occidentale”, qualsiasi cosa esso voglia dire. Non conta la politica coloniale o di apartheid di Israele, ma che Israele sia difeso in quanto parte di quello stesso schieramento. E infatti essi suggeriscono alla Corte – l’ha scritto proprio così, l’autore della frase in immagine – di basare il giudizio non su quanto accade nei territori occupati, bensì sul posizionamento delle democrazie liberali, dunque ammettendo di non essere interessati alla giustizia, ma solo e solamente alla difesa del proprio schieramento. Sono convinti di stare dalla parte del Bene, persino quando coccolano il più efferato tra i criminali (perché questo è Netanyahu, senz’ombra di dubbio).
Non serve pronunciarne i nomi; sono gli spregevoli rappresentanti di una categoria molto presente nei media e sui social, quella intellettualità d’accatto che scrive su fogliacci grotteschi di propaganda del liberalismo militarizzato (Il Foglio, Linkiesta, Il Riformista e altri simili “parassiti dello spirito”) e che ogni tanto approdano nelle più eleganti, ma non certo meno mistificatorie, redazioni di Repubblica o Corriere … E non serve rimanere sgomenti di fronte a tanta presuntuosa e intollerante idiozia; è sufficiente trascrivere ciò che dicono questi vanitosi rappresentanti del “nulla” per squalificarli.
In effetti, qualcosa di buono si può trarre anche dal loro operato; li si può studiare, per esempio, come reperti di un’epoca disastrosa per il pensiero razionale. Un gesto di pura archeologia, ecco; si raccolgono i reperti verbali, li si cataloga e li si consegna alle biblioteche. Così che si possa, terminato l’orrore, risalire alla zona grigia del fiancheggiamento dell’orrore e andare, attraversandone il linguaggio, dentro ciò che è più abietto; arrivare, insomma, al culmine dell’infamia semplicemente mostrando le parole scritte dagli interpreti più fanatici del liberal-atlantismo. Davvero, non serve giudicare; basta abbandonarsi alla testimonianza, riportandone le parole. E non serve la censura; quello che si esprime con tanta ferocia va lasciato libero: più parla, più diventa evidente la sua totale disumanità.
Ricorrere al termine “ideologia” è sempre rischioso. Nel suo studio dedicato proprio all’ideologia, il grande semiologo Ferruccio Rossi-Landi individua undici significati diversi della parola, non tutti negativi. In questa sede lo utilizzo in questo senso: «L’ideologia è la falsa coscienza divenuta falso pensiero tramite l’elaborazione linguistica».