A nostra immagine

A nostra immagine è un’invettiva per voce rauca. Parla di Israele, di Netanyahu, di noi europei e della grammatica degli affari che tiene insieme queste tre parole. Parla della nostra complicità con lo sterminio — non come ipotesi, ma come abitudine consolidata, come vincolo ontologico, come atto d’amore verso una creatura che è nostra immagine e somiglianza.

Non è un’analisi. Non è un poema. È un’invettiva.

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