Caro Antonin Artaud

Caro Antonin Artaud, ti scrivo questa lettera per dirti che oggi, nel tempo della pandemia, non è più possibile liberare l’attore e dare vita a un teatro diverso, dove la crudeltà ha un senso augurale. La libertà che volevi infondere tramite la frenesia gratuita dell’attore, oggi non è concepibile, così come oggi, in questo tempo […]

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Flatus Vocis

  Flatus vocis, un’opera in tre parti. Una trilogia della voce e del furore, cioè un’idea di teatro che si organizza attorno alla vocalità d’attore e al furore del dire. Un’opera che mi permette di fare il punto sul mio percorso umano e artistico (e politico) – che si annoda con quanto fatto lungo tutto […]

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Ritratto di un istrione

I non ho anima, ho solo questa lingua ingorda e questo corpo goffo la mia entrata in scena è una gaffe   II ho molto da dire e pochi mezzi la mia è una forma di perversione, un modo deviato di farmi a pezzi   III non ho vocazione, non ho talento non ho successo […]

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Un canto selvaggio

È attraverso il teatro che verifico me stesso. Attraverso il lavoro quotidiano su testi, teorie e pratiche posso scoprire un senso nuovo e sperimentare nuove relazioni, cioè formare una mia particolare visione del mondo. Il teatro è, per me, il luogo dove il corpo affronta il mutismo del mondo: non per inventare liturgie comunitarie, di […]

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Vocazione

Lavoro in solitudine, tutti i giorni; nel mio spazio privato, ai bordi della storia. Lavoro cercando di affinare la mia tecnica, la mia estetica, la mia politica. Plasmo il mio teatro, lontano dalle coordinate dell’epoca; e plasmo le mie maschere, per aggredire un’epoca che non mi convince. Lo faccio da sempre, fin dal primo momento […]

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De profundis

In principio era dunque Calibano e Calibano era chiuso in una grotta, metafora di una sconfitta. Regnava Prospero, e tutti parlavano la sua lingua, la lingua del comando e del pettegolezzo. Anche Calibano parlava quella lingua, una lingua non sua: una lingua che però usava per dire la sua verità, superba e lacerata – inascoltata. […]

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