PENTHESILEA (NEL DELIRIO DI ARTAUD)

di e con Nevio Gàmbula (da Kleist)
Una piccola cella di manicomio, bianca e senza finestre. All'interno un unico personaggio: Artaud; c'è il suo delirio, la sua utopia teatrale, la sua "febbre gloriosa". Una solitudine radicale. Artaud alle prese con le prove di una trasmissione radiofonica. Dopo la censura, da parte della radio francese, di Per farla finita col giudizio di Dio, prova a fissare le sue idee sulla recitazione non più usando le sue parole, ma quelle della Penthesilea di H. Von Kleist (Scene XIV-XXIII).
Penthesilea è il poema di un amore impossibile, dove le ambiguità del linguaggio fondono amore e orrore, rendendoli indistinguibili ("Amore, orrore: / fanno rima, e chi ama di cuore / può prendere l'uno per l'altro"). Le amazzoni, prima di potere amare un uomo, lo devono sconfiggere in battaglia. Pentesilea, la regina delle amazzoni, tenta di sconfiggere e catturare Achille, di cui ha subito il fascino. Lo vuole, appunto, amare. Dopo uno scontro furibondo, è convinta di averlo sconfitto, mentre in realtà prigioniera dell'eroe greco. Liberata dalle amazzoni, e a causa della legge che prescrive per le donne guerriere la necessità, per potere amare un uomo, di sconfiggerlo prima in duello, la regina sfida Achille ad uno scontro. Certo dell'amore di Pentesilea, Achille vi si presenta disarmato, mentre lei, esaltata e offesa, furente come la muta dei cani che l'accompagna, lo uccide con l'arco e quindi lo sbrana.
Pentesilea è furia spaventosa, è desiderio incontenibile spinto sino a divorare l'oggetto del suo stesso amore. Artaud è calpestare le convenzioni per recuperare la vita, è "febbre gloriosa rivolta prima di tutto contro se stesso". Entrambi sono parola crocifissa, atti convulsi basati al contempo sulla repulsione e sull'affermazione positiva, tenebra e luce insieme, amore e orrore. La crudeltà è la coscienza di questa unità contraddittoria, ed è protesta contro la cultura dominante: Pentesilea si sceglie l'amante, al di là della legge che prevede la casualità dell'incontro col maschio; Artaud rifiuta la società e il teatro. Ma entrambi, nel momento stesso in cui negano la propria condizione, affermano con il corpo un'altra essenza, meno suscettibile di omologazione, libera al di là di ogni "economia". Corpi sempre in tensione, che dilatano espressivamente i modi della loro azione; corpi disarmonici e scomposti, capaci però di immensa grazia. Il corpo dell'attore è, per Artaud, dispendio di energie senza scopo; è necessità gratuita. E la recitazione è una "partitura straziante di un corpo geroglifico al limite della sua disintegrazione". Pentesilea fugge dalla realtà della prigionia illudendosi che l'amore possa prendere il soppravvento sulla tragedia. Spogliandosi di ciò che la lega, apre il suo corpo alla novità dell'incontro. Entrambi, però, "sbagliano le parole": falliscono. La loro "guerra condotta per amore"conduce all'autodistruzione. E le loro utopie – la festa delle rose della regina delle amazzoni e l'attore appestato di Artaud – non hanno posto nell'oggi della storia.
Questa non può che essere la performance di un attore senza
teatro.
Penthesilea (nel delirio di Artaud) è prima di tutto un omaggio: all'attrice Carla Tatò e al regista Carlo Quartucci, ovvero a coloro i quali mi hanno trasmesso, anche se indirettamente, la passione del teatro. Nel 1985 vedo un loro spettacolo (il primo per me) e ne resto folgorato. Una loro versione della Pentesilea, vista per altro solo in video, ha continuato per anni a ronzarmi in testa, finché mi sono deciso a ricostruirla con la memoria e a provare a realizzarla secondo la mia personale visione. In particolare, di quello spettacolo mi sono rimaste impresse alcune arie di Giovanna Marini, autrice delle musiche, e il modo particolare di pressare sonoramente le parole da parte della Tatò. La partitura che ho elaborato risente di questa memoria uditiva.
→ Programma
di sala, copione e recensioni (file pdf, 115 kb)
→ Narciso senza scampo (contiene un'intervista e parte della tesi di laurea di Erica Ruck dedicata a questo spettacolo)
