LA LINGUA RECISA

 

 

 

 

 

 

IL TRAGICO MONOLOGO DI CALIBANO

Testo, interpretazione e costume: Nevio Gambula

Prima versione e debutto: 1999. Seconda versione: 2012

Lo spettacolo propone fusi in un unico contesto elementi che hanno matrici diversissime; da un lato, il filo conduttore della pièce è la condizione di sconfitto vissuta da Calibano, lo schiavo deforme che anima La tempesta di Shakespeare, il quale, privato della sua isola, aveva invano tentato di ribellarsi al dominio di Prospero; dall'altro, l'attore veste i panni della maschera forse più rappresentativa di quel grande carnevale tragico che si svolge in Sardegna, il mamuthone: una maschera di legno sul volto, una selva di campanacci sulla schiena, un lento schiodare di passi. Mentre la scelta di Calibano disegna la pièce come allegoria della "caduta nel fango" dei movimenti rivoluzionari che hanno variamente attraversato il Novecento, la scelta di vestire i panni del mamuthone le dà valenza di un rito, di una lunga danza ritmata che riporta alle radici del teatro, confermando quella ipotesi di lavoro che vede il teatro come convocazione di una comunità davanti ai propri dubbi e il corpo dell'attore l'unica scena possibile. Lo spettacolo è insomma una sorta di nero poema epico costruito ricorrendo ad una miscela esplosiva di invenzioni vocali e di temi narrativi, dove l'attore, con la sua scrittura del corpo, smuove ritmicamente il linguaggio, costringe le parole a farsi carne, cercando di alludere, con la propria alterità, ad un'altra dimensione umana.


Il copione, il programma di sala e alcune recensioni (file pdf, 300 kb)




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