LA DISCORDIA TEATRALE

alfabeto nevio gambulaNel 2003, su pressione di Roberto Di Marco, arrivo finalmente, dopo diverse partecipazioni a volumi collettivi, a pubblicare un libro tutto mio, presso l'Editore Pendragon. Libro di sintesi del percorso fatto sino a quel punto. Oltre alla presentazione dello stesso Di Marco e a un saggio di Francesco Muzzioli, il libro si compone di un mio saggio sull'attore (Riccardo III, la rivolta e il teatro) e di tre testi drammaturgici, il primo sui fatti di Genova 2001 (Esecuzione capitale), il secondo è il copione dello spettacolo La lingua recisa, mentre il terzo è una sorta di saggio in versi sul teatro e sulla scrittura (Le varianti del sicario).

 

 

 

 

 

 

 

- A cosa stai lavorando?
Ad una pièce sul Riccardo III.
– Di che si tratta?
Prima di tutto è un omaggio: a Carmelo Bene, per tutte quelle sue splendide operazioni «volte a eccedere il linguaggio tramite un impietoso reticolo di negazioni». Ed infatti ecco la mia intenzione: fare del Riccardo un rito di negazione: perché dalle macerie del presente si trovi la forza di disvelare ciò che può essere.
– Una pièce il cui tema è la negazione. Sei il solito esagerato.
Un tentativo di essere altro; brutale e incerto quanto si vuole, ma suggestivo e dolce. Questa pièce è «l'audacia abbagliante di un'aurora»: è trarre dalle macerie del presente lo stupore del futuro.
– Quale forma intendi dare alla tua pièce?
Quella di un lungo poema.
– Un'altra delle tue trame crudeli, immagino.
Questa pièce è un segmento di ritmi, ed è sempre fuori ritmo; è una corsa ad ostacoli, un urto nel codice linguistico; ed è un distinguere, all'interno della lingua, ciò che comunica e aggiunge un supplemento di libertà: ciò che svela la possibilità di essere altro da ciò che si è. Questa pièce è un poema in versi sghembi, dove tutti i canoni sono saltati in aria, con disposizione sregolata degli accenti; è un vortice fragrante di parole, a tracciare linee irregolari; ed è una invasione giocosa del silenzio, una brace maliziosa, uno scompiglio, una sfasatura del discorso, un theatrum del chaos, ed è un disturbo nella comunicazione corrente. Ma questa pièce è anche una pausa, uno spazio bianco, una cancellatura, una erosione; ed è un accenno al canto e dunque capace di propagare nel silenzio che segue il proprio suono: il tonfo della parola che contrasta con l'identità imposta, la divaricazione del senso che fa sbalzare dal trono il senso comune.

La discordia teatrale (file pdf, 864 Kb)




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