ERODIADE

erodiade nevio gambulaUN CANTO CRUDELE

di Nevio Gambula

da Les noces d'Herodiade di S. Mallarmé

Scritto e interpretato da Nevio Gàmbula
Musica e regia del suono di Angelo Petronella
Voce registrata di Marina Zorzi

Mallarmé comincia appena ventiduenne a scrivere "una tragedia da rappresentare a teatro", cui darà il titolo di Les Noces d'Hérodiade. Col tempo, il testo assume sempre di più l'aspetto di un poema, testimonianza atroce d'un isolamento cui Mallarmé si costringe per evitare di mischiarsi con un'epoca di declino. Nel suo studio, in lunghe notti passate davanti alle pagine bianche, Mallarmé scava il verso accumulando ritmi e incastri di suoni, ma, sfinito da un lavoro che "fa male e a tratti ferisce come il ferro", desiste dall'impresa e mette da parte il suo progetto sulla figura di Erodiade. Lo riprenderà alcuni mesi prima della morte, lasciandolo comunque incompiuto. Al lettore odierno resta un'opera frammentaria, non conclusa. Seguendo le suggestioni di questo poema incompiuto, ho strutturato una pièce teatrale dove, sullo sfondo di un'epoca di declino, si muove la regina Erodiade. Parla, con voce strozzata, del travaglio che ha dentro, stretta tra il bisogno di stare nel chiuso della sua torre e il sogno di un contatto con il mondo e con l'uomo. Il travaglio è dirompente, e non c'è pace per la coscienza di Erodiade: buttarsi tra le braccia del mondo è smarrirsi nel non conosciuto, esponendosi al rischio dell'infamia; restare nell'isolamento, d'altra parte, impedisce alla sua unica e riconosciuta bellezza di realizzarsi, visto che in Erodiade è viva la consapevolezza che soltanto concedendosi all'altro da sé potrà verificare se stessa. Insomma, in Erodiade una coscienza che si cerca "nell'abisso di una stanza" confligge con una coscienza che vuole aprirsi "al marcio del presente", e la sintesi di questo scontro non può che essere il naufragio della coscienza. La parte centrale del poema, denominata Scène, è tradotta e presentata al pubblico integralmente, mentre le diverse redazioni dell'Ouverture e i materiali frammentati che dovevano, nell'idea di Mallarmé, costituire la Scena intermedia e il Finale, sono stati montati per fare assumere al testo una dimensione di un monologo teatrale; i versi del Finale sono anche stati inglobati nella colonna sonora, costruita appositamente ed eseguita dal vivo dal compositore milanese Angelo Petronella.

Copione e note di regia (file Pdf, 454 Kb)




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