SAMUEL BECKETT, FORSE

beckett gambula

STUDIO PER UN ATTORE NECESSARIO

Materia verbale:
Samuel Beckett, da: L'innominabile, Testi per nulla, Poesie in inglese, Primo amore, Un'opera abbandonata, Compagnia, Malone muore, Ceneri, Aspettando Godot, Mercier e Camier, Per finire ancora e altri fallimenti.

Partitura per attore:
Nevio Gàmbula

Circondato dal ghiaccio e privo di punti di riferimento, un tipico personaggio beckettiano è condannato a procedere nell'inesplicabile «babele dei silenzi e delle parole». Abita uno spazio ristretto e spoglio, quasi sempre nell'immobilità e circondato da un silenzio inesorabile. È fermo davanti ad una finestra, al di là della quale c'è un paesaggio agghiacciante; nonostante ogni suo sforzo, non riesce a descriverlo né a commentarlo: le parole non glielo permettono, e si ritrova bloccato nella «impossibilità di esprimere il reale». Ma sente anche il bisogno di tentarci, di provare a raccontare: sceglie di farlo nella forma d'un monologo interiore allucinato, sempre mischiando disperazione a sberleffo. Il suo linguaggio è infatti aspro, a tratti lancinante; dalla sua bocca sprigiona qualcosa «che strazia la comunicazione, l'espressione, la forma». La scena è allora prima di tutto uno spazio acustico, in cui risuonano brandelli di parole, frasi ripetute, ritmi altalenanti, confusi ricordi; e in cui la parlata del personaggio procede verso l'essenzialità del dire, come attraversandone i due gradi estremi: dalla parola avvolta amorevolmente dalla voce, trasformata quasi in canto, alla parola tronca, spezzata in grido, in singulto sillabato. Questo transito in Beckett, questo tributo d'attore alla sua scrittura non accomodante, è dunque una sorta di «orchestrazione del delirio», una partitura costruita ricorrendo ad una scansione metrica franta, su un ritmo attraversato da faglie e fessure, in cui l'attore si cimenta con un linguaggio sconnesso, scorticato, che, nel sacrificare l'armonia, esalta la forza «allusiva e iniziatica» della parola, la sua «demoniaca virtù rigeneratrice». L'attore dunque sparisce e, insieme, rinasce, in un gioco fecondo di torsioni e strappi, come raccogliendo la sfida di Beckett: «tentare di dire l'impossibilità di dire».

Programma di sala e copione (file pdf, 218 kb)




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