ALFABETO PERSONALE

... lasciando gli imbecilli al loro profuso mantenimento delle «virgolette»
Alfabeto
Ogni alfabeto è un bricolage.
Allegoria
L'apoteosi barocca è dialettica. Essa si compie nel ribaltarsi di
estremi contrari (…) profondità dell'antagonismo. (…) in forma di
enigma (…) ambiguità, molteplicità di significato è il tratto
fondamentale dell'allegoria (…) è realtà presente nella forma della
rovina (…) Con ciò l'allegoria si pone al di là della
bellezza. Le allegorie sono, nel regno del pensiero, quello che sono
le rovine nel regno delle cose. (…) L'allegoria – nella sua forma
elaborata, barocca, si porta dietro una corte; intorno al centro
immaginario, che nelle vere e proprie allegorie, a differenza delle
descrizioni concettuali, non manca mai, si raggruppa la folla degli
emblemi. Essi sembrano ordinati ad arbitrio: La 'corte' confusa – il titolo di un dramma spagnolo – potrebbe venir considerato lo
schema dell'allegoria. 'Dispersione' e 'raccolta': questa è la legge
di questa corte. Le cose vengono messe insieme secondo il loro
significato; la mancanza di partecipazione alla loro esistenza torna
a disperderle. Il disordine della messinscena allegorica è, qui, il
contraltare del boudoir galante.
Alterità
vortice d'ilarità e d'orrore | dov'è l'abisso
Antagonismo
La poesia può con le parole calpestare l'ordine stabilito, ma non
può sostituirsi ad esso.
Antipoesia
Il problema, allora come oggi, e oggi certamente più che allora, è
quella di sviluppare a fondo le pulsioni anarchiche che sono alla
radice, inequivocabilmente, di tutta la grande antipoesia di questo
secolo che muore, portando tali pulsioni dal terreno della rivolta
al terreno della rivoluzione.
Astrattismo verbale
La parola (diversamente dal colore, dal segno grafico e dal suono in
sé) non ha realtà plastica o dinamica – quindi non ha significato
autonomo – è solo un segno che ha senso unito al significato che
l'esercizio linguistico le ha dato storicamente: significato
storico – (…) l'astrattismo verbale (la convinzione che la
parola abbia valore di per sé significante) non è che un'ultima
manifestazione di feticismo della parola –
Ateismo
Dio non esiste. E proprio perché non esiste dirsi atei È
SBAGLIATO. L'ateo si pone per virtù negativa, per negazione (della
propria e dell'altrui diversità), riconoscendosi in ciò che nega
(serialità, omologazione) e non ponendosi su di sé, per la forza
positiva, sulla propria autonoma diversità.
Attore
Sarà l'attore a sovvertire tutto. Perché è sempre nel più inibito
che c'è il nuovo getto. Ciò che dall'attore spunta, ciò che lo fa
sbocciare, è la lingua che finalmente rivedremo uscire
dall'orifizio. L'attore ha per centro il suo orifizio, e lo sa. Non
può ancora dirlo, perché oggi la parola a teatro è data solo ai
registi e ai giornalisti. Il pubblico è gentilmente pregato di
lasciare il corpo appeso in guardaroba e l'attore, ben addestrato, è
invitato a non mandare in malora la messa in scena, a non turbare
l'elegante andamento del banchetto, l'amabile scambio di cenni
d'intesa fra il regista e i giornali (si mandano segnali di cultura
reciproca).
Avanguardia
Sull'altra sponda, dall'altra parte della barricata, vive in epoca
capitalistica un'altra arte, ben diversa dall'arte del mercato e
della gloria ufficiale, dall'arte dei poeti laureati: è questa la
poesia maledetta, di avanguardia, animata dallo spirito delle
negazione e della rivolta, creazione autenticamente libera perché
non è ai servizi della borghesia e non vuol vendersi ad essa, è
libera al prezzo della rinunzia e dell'estrema povertà.
Catastrofe
(…) non c'è altro esito che la distruzione del sistema. È proprio la
catastrofe nel senso usuale del termine.
Citazione
I malevoli e li invidiosi avran qui molto da fare e da rallegrarsi
poché tengono la sicurezza del plagio. In questa stagione di
rivendicazioni letterarie, scusatemi signori invidiosi e malevoli,
l'ho fatto coscientemente. Cercate le fonti, cercate l'originali:
non vi sarà fatica. Certo la Parata è tutta composta di frasi e di
pensieri altrui. Io vi do una biblioteca da sfogliare e annotare i
passi rubati … troverete certo: troverete molto, ma non vi
allieterete per questo. Chi mi potrebbe rispondere, per esempio,
s'io avessi la jattanza di assicurarvi che, dopo tanto saccheggiare,
io credo d'aver poetato una originale Parata dell'Introduzione?
Comico
Vedendo questi spettacoli ho cercato di ridere come gli altri; ma
ciò, strana imitazione, era impossibile. Ho preso un coltello con
una lama molto affilata e mi sono tagliato le carni nei punti in cui
si riuniscono le labbra. Per un istante ho creduto d'aver conseguito
il mio scopo. Guardai in uno specchio quella bocca deturpata per mia
spontanea volontà. Il sangue che colava in abbondanza dalle ferite
impediva d'altronde di discernere se era veramente il riso degli
altri. Ma, dopo qualche istante di confronto, vidi chiaro che il mio
riso non somigliava a quello degli umani, cioè che non ridevo.
Comunicazione
La comunicazione mira al dissolvimento di tutti i contenuti. (…)
Essa tende ad annullare la percezione dell'opposizione e del
conflitto. (…) Annulla ogni differenza (e quindi ogni valore)
attraverso la parificazione di tutto.
Conflitto
Io credo nel conflitto, e in nient'altro; col mio lavoro cerco di
rafforzare la fiducia nella positività dei conflitti, delle
contraddizioni, del confronto. Non credo esista un'altra strada, non
mi interessano le risposte da dare e le soluzioni, che del resto non
ho; mi interessano i problemi e i conflitti.
Contagio
Non si tratta di arretrare, di proteggersi dal contatto e dal
contagio ma anzi di propiziarli finalmente, e con la massima
intensità desiderante: soltanto "mancando" la letteratura come
tradizione o contro-tradizione, come culto della bellezza o come
sperimentalismo, possiamo procedere verso quell'esperienza interiore
che, con il suo carico di tremendum e di angoscia trasgressiva,
rappresenta la sola poesia possibile.
Contraddizione
Forse si può scoprire la 'ragione' di questa 'natura' dell'opera
letteraria: l'opera è, come ho detto, del e contro il suo tempo,
perché è in contraddizione con il tempo; contraddice, non-dice se
non il non-detto (o l'"interdetto"), non-significa il senso
già-dato, ma produce senso, non risiede in una "sede" se non in
quanto la differisce (o la trasferisce), è dis-sidente; non abita se
non nella propria "verità nomade", non discorre se non per-correndo,
attraversando, e frantumandolo, il discorso dominante. Continua a
contrariare la Storia, a denunciare l'ordine esistente come valido,
e sopprime l'in-differenza del tempo storico alla alterità;
ri-prende, per così dire riattiva, il "momento distruttivo".
Corpo
Il corpo delle merci è
Cultura
Lo schermo dove al dominio è consentito di mostrarsi con i
paludamenti del suo passato e nascondere così i modi reali in cui si
riproduce presente, è lo schermo della cultura, questa incallita
conservatrice di robe vecchie.
Delirio
L'idea di uscire dal seminato ingloba le connotazioni salienti della
sterilità e dell'eccesso. Come Odisseo, che si fingeva pazzo arando
la sabbia, così il delirante si sforza inutilmente di mettere a
coltura un suolo che non dà frutti, voltando le spalle ai fertili
campi della ragione. (…) Se così è, nulla ci impedisce di parlare di
una o più logiche del delirio, intendendo con ciò modalità
specifiche – per quanto anomale – di articolare percezioni,
immagini, pensieri, credenze, affetti o umori secondo principi
propri, che non seguono cioè i criteri dell'argomentare e
dell'esprimersi condivisi da una determinata società.
Dio
Dio non c'è, | ma non si vede. | Non è una battuta: è | una
professione di fede.
Firma
Con la firma, la scrittura si appropria, cioè diventa ad un tempo
l'espressione di una identità e il segno di una proprietà; essa
assicura a colui che la esegue il diritto di godere del proprio
prodotto, autentifica l'impegno preso dalla persona; è un elemento
importante, del sistema economico, ma anche psicologico; nata
legalmente all'alba del capitalismo (è un'ordinanza di Enrico II,
nel 1554, che rende obbligatoria l'apposizione del nome al termine
di uno scritto), la firma si sviluppa storicamente di apri passo
coll'ideologia borghese (ideologia congiunta della persona e della
proprietà).
Forma
La forma è la condizione del senso.
Grottesco
L'aggettivo grottesco sarà riferito qualcosa di deforme in modo
strano, cioè non presente in natura: le strutture rigide vengono
messe in movimento all'interno, il grottesco vi porta confusione,
discordanza e vi inserisce una nuova e prorompente intensità. Esso è
l'espressione del mutamento, del rinnovamento e dell'alternativa a
un mondo statico e determinato. Nella sua storia il grottesco nasce
come immagine multiforme e gioiosa dell'eccesso, vuole essere un
modo di comunicare la verità "altra" che sovverte l'ufficialità
delle istituzioni, la ragione oltre la logica razionale.
Interpretazione
(…) ma qui intendiamo l'interprete. Per lui la scrittura è un
oggetto fra gli innumerevoli oggetti. Può essere osservato. (…)
Rimanendo alla letteratura, questo oggetto è la forma scritta, la
quale, come tutte le altre forme, è un organismo di significanti: un
oggetto di secondo grado dietro il quale sta un oggetto di primo
grado. L'interpretazione in tanto è in quanto possa raggiungere
questo oggetto di secondo grado. L'ho chiamato corpo-significato,
perché la simpatia corporea per i piaceri e l'antipatia corporea per
i dolori sono alla radice di tutti i significati. Ma questa è una
cosa vecchia. Da questa radice si dirama tra gli umani la lotta,
nasce fra i gruppi umani la lotta, nasce la lotta nella società. Su
questa base si parteggia. E questa è una cosa meno vecchia. (…) il
momento necessario (dell'interpretazione) consiste nello svelare la
natura del parteggiare, dell'onnipresente parteggiare.
Lavoro
Il Milton produsse il Paradiso Perduto (Paradise lost) per
lo stesso motivo per cui un baco da seta produce seta. Era una
manifestazione della sua natura. Egli vendette successivamente il
prodotto per cinque sterline. Ma il proletario letterario di Lipsia,
che fabbrica libri (per esempio compendi di economia politica) sotto
la direzione del suo editore, è un lavoratore produttivo; poiché fin
dal principio il suo prodotto è sussunto sotto il capitale, e viene
alla luce soltanto per la valorizzazione di questo.
Linguaggio
Al livello di ogni singola parola, troviamo una prima opposizione
tra un significato e un significante: il lavoro linguistico della
semantizzazione dà come prodotto la parola quale loro unità.
Trasferendo a questo livello la dialettica tra uso e scambio, si può
forse vedere una forma embrionale del valore d'uso nel significato e
del valore di scambio nel significante (i quali, ricordiamolo,
stanno sempre insieme). (…) Il parlante viene per così dire assunto
in servizio dalla società in cui nasce (…) egli deve usare prodotti
già esistenti, consumarli riproducendoli inconsapevolmente secondo
modelli che in tal modo risultano confermati e perpetrati.
Quand'anche riesca a rifiutare tali modelli, la pena che deve pagare
consiste né più né meno nell'espulsione dalla società linguistica:
non imparando a parlare, o parlando una lingua sviata personalmente,
infatti, egli non viene più inteso né più riesce a farsi intendere.
È la morte linguistica o morte comunicativa.
Materialismo
(…) cade nell'illusione di concepire il reale come risultato del
pensiero automuoventesi, del pensiero che abbraccia e approfondisce
sé in se stesso, mentre il metodo di salire dall'astratto al
concreto è solo il modo in cui il pensiero si appropria il concreto,
lo riproduce come un che di spiritualmente concreto. Ma mai e poi
mai il processo di formazione del concreto stesso.
Mondo
Il nostro compito, oggi, è per l'appunto quello di creare una forma
o una simbolizzazione del mondo. (…) Non è un compito astratto o
puramente formale – nel senso logico o estetico della parola. È
invece il compito estremamente concreto – un compito che può
configurarsi solo come lotta – di porre ad ogni gesto, ad ogni
comportamento, ad ogni habitus e ad ogni ethos una precisa domanda:
in che modo ti impegni nel mondo? In che modo ti proietti verso un
godimento del mondo in quanto tale, e non verso la semplice
appropriazione di una certa quantità di equivalenza?
Negazione
No, bisogna trovare qualcos'altro, una ragione migliore, un'altra
parola, un'idea migliore, da mettere al negativo, un nuovo no, che
annulli tutti gli altri, tutti i vecchi no che ci hanno sprofondato
qui, in fondo a questo luogo che non è un luogo, che non è che un
vuoto per ora eterno, che si chiama qui, insieme a questo essere che
si chiama me, e all'altro che si chiama LUI, insieme a questa voce
impossibile, tutti i vecchi NO che pencolano nel buio, e oscillano
come una scala di fumo, sì, un nuovo no, che si lasci dire una volta
sola, che apra la sua botola e ci chiuda dentro, corpo e ombra, che
sprofondino insieme, ombra e balbettio, lui che è solo un'ombra e me
che sto delirando, in un'assenza meno vaga di esistenza.
Non senso
Più interessante diventa allora – dal momento che l'arte è anche una
sempre nuova confutazione del linguaggio storicamente
istituzionalizzato – considerare il Non senso (che ebbe funzione
trasgressiva) come il principio istituzionale e cercare un punto di
vista a partire dal quale è possibile scoprire uno straccio di
esistenza sensata, quel tanto, cioè, di 'parole' (per dirla col
vecchio Saussure) che sappia differenziare la dominante 'langue' del
Non senso e ritrovare così il gusto allegorico e simbolico
dell'arte.
Odio
Io odio tutto questo | tutto ciò che ha inculcato in noi | l'antica
schiavitù.
Palus putredinis
La palus putredinis è il luogo della nostra cultura, dove tutto è
conformismo, anche l'opposizione. È la decadenza generalizzata. Ed è
il dominio di un'arte costruita per l'intrattenimento veloce e
svuotata di senso. Qui, in questo "deserto del reale", bisogna
trovare un nuovo cammino: agitarsi nel fango, anche scomposti, per
emanciparsi da ogni dogma, facendo della scrittura un luogo della
critica: per non arrendersi all'evidenza, per ricominciare a mettere
in questione ciò che è: per avere memoria della tradizione, per
dimenticare, per sovvertire.
Parodia
La parodia è un modo per riscattare il linguaggio, per ridargli
pregnanza storica. La parodia è riscrittura critica del già scritto.
Phonè
Non più l'attore che "entra" nel personaggio, ma il personaggio che
"devasta" l'attore. Tutto ciò è realizzato spostando le dinamiche
dell'azione teatrale dalla "rappresentazione" all'"azione diretta",
per così dire, della phonè dell'attore, dove la voce si rifiuta di
farsi protesi del personaggio e esalta la soggettività
dell'interprete.
Plagio
L'insieme di idee qui presentate non ha niente di originale. A
coloro che vorranno darsene la pena, sarà facile reperire ogni
concetto, riconoscere ogni apporto, mettergli un'etichetta.
Eclettismo? Montaggio? Collage? Questi termini letterari o artistici
non convengono esattamente. Ciascun elemento preso in prestito,
staccato da un altro insieme, giunge qui a prendere un senso del
tutto diverso. L'autore di queste pagine declina ogni originalità e
pertanto rivendica la piena responsabilità delle proposizioni
enunciate. Ciò tende a provare che la proprietà (privata) delle idee
non ha mai avuto o non ha più senso.
Poesia
La poesia deve insidiare la verità del tempo nell'impraticabilità
della lingua ereditata.
Postmoderno
Il postmoderno è stato il periodo di una generale anestetizzazione.
C'è stata una anestesia della vita collettiva, e una anestesia
specifica degli intellettuali, che, perduta la antica funzione di
"legislatori" e di mediatori civili, si sono ridotti al ruolo
subalterno di "esperti" o "consulenti" o a quello di
"intrattenitori". Si è diffuso un nichilismo morbido e soddisfatto,
insensibile alla cura del mondo. Gli intellettuali hanno scambiato
il trionfo incontrastato della logica del mercato e del regime di
equivalenze che essa sancisce con la mancanza del conflitto. Hanno
teorizzato la fine del conflitto proprio mentre accettavano e
praticavano come assolutamente naturale la principale conseguenza di
quel trionfo, la competizione senza freni, con il suo corredo di
narcisismo isterico e d'egolatria. (…) Occuparsi dello storico r del
contingente era chiacchiera. Bisognava rifiutare i fondamenti e i
programmi, abolire le grandi narrazioni, risalire alle origini, alla
casa dell'essere, ai grandi miti fondativi, uscire dalla storia.
Quanta angelologia, quanto heideggerismo d'accatto quanto
neoplatonismo, quanti ritorni alla gnosi, quanta ideologia in un
periodo storico che pure si proclamava postideologico!
Religione
Marx, per esempio, direbbe che, essendo la religione (ogni forma di
religione) alienazione, libertà di religione non può che
corrispondere a libertà di alienazione. Non libertà di religione, ma
liberta dalla religione per lui occorre: non si è liberi quando si
sceglie una religione, si è liberi quando dalla religione ci si
libera.
Responsabilità
La responsabilità dell'atto di creazione consiste nell'abitare lo
spazio della differenza, nulla a che vedere con l'adesione o la
critica dei modelli sociali.
Ritmo
Dynamis della carne (…) La parola è, dunque, gesto fonetico,
qualcosa che ha a che fare col corpo anche se quest'ultimo ne è la
prigione. (…) Il ritmo del distruggere e del plasmare: (…) lavora
sul rapporto tra vocali e consonanti, sull'accentuazione delle
sillabe, sul materiale fonetico, per farne sprizzare una melodia che
nulla ha a che fare con la Sprechmelodie di qualsivoglia 'realtà'.
(…) Si evidenziano le inflessioni dialettali, si squarcia la
compagine del dettato con brontolii, raschiature, inserti asmatici,
cadute di tono. Soprattutto si punta sullo strascicamento di alcune
sillabe, il cui risultato è la dilatazione del discorso, divenuto un
impasto di toni feriali, un incedere volutamente prosaico e
degradato. (…) Ritmo del sangue.
Ottobre (comunismo)
L'incredibile esplosione di democrazia dal basso, di comitati locali
sorti dappertutto belle grandi città russe ignorando l'autorità del
governo 'legittimo' e prendendo direttamente in mano la situazione.
È questo il non detto, la storia rimossa della Rivoluzione
d'ottobre, il rovesciamento del mito di un piccolo gruppo di
sradicati rivoluzionari di professione che danno vita a un coup
d'état. (…) La svastica è indirizzata ai potenziali vincitori, non
agli sconfitti. Invoca la dominazione, non la giustizia. Al
contrario, la falce e martello allude direttamente alla speranza che
la storia possa un giorno stare dalla parte di coloro che lottano
per una giusta fratellanza. (…) 'Ripetere Lenin' significa allora
dare vita a questa speranza che continua a ossessionarci. RIPETERE
Lenin non può perciò voler dire RITORNARE a Lenin: ripete Lenin
significa accettare che 'Lenin è morto', che la soluzione specifica
da lui indicata ha fallito, anche in modo mostruoso, ma che dentro
c'era una scintilla utopica che vale la pena di tenere accesa.
Senso
Il senso è ormai la cosa meno condivisa del mondo. Ma la questione
del senso è ormai il nostro destino, senza riserve né scappatoie
possibili. La questione, o forse più e meno di una questione: una
preoccupazione, un compito, una chance.
Sconfitta (comunismo)
La mia causa è finita. Queste grida di giubilo | annunciano la
grande era del mio nemico mortale | la sua caduta è rimandata ad un
tempo indeterminato | di cui solo questo è certo, che sarà molto
tempo dopo | la mia morte.
Scrittura
Scrivere come un cane che fa il suo buco, come un topo che scava la
propria tana. E, a tal fine, trovare il proprio punto di
sottosviluppo, un proprio dialetto, un terzo mondo, un deserto tutto
per sé.
Sovversione
La sovversione è un patto colmo di avvenire.
Spettacolo
Lo spettacolo è il momento in cui la merce è pervenuta
all'occupazione totale della vita sociale.
Straniamento
… dissonanza, Trennung, distanza, separazione,
sovraccarico, molteplicità e così via …
Teatro
Rottura di membra e di nervi scoppiati, / frattura d'ossa
sanguinanti e che protestano d'essere / così strappate allo
scheletro della possibilità, / il teatro è questa inestirpabile / ed
effervescente fantasmagoria / che ha per soggetto e ispirazione la
guerra e la rivolta.
Tenebra (comunismo)
In quelle notti boreali anch'io talvolta attraversavo il fiume
ghiacciato. La pista non restituiva nessun rumore sotto i passi. Si
andava attraverso il nulla. Pensavo che ancora poco tempo fa non
eravamo nulla. Nulla: come gli uomini sconosciuti del villaggio
dimenticato, scomparso su questa riva. Tra questo ieri e il
presente, sembrava che fossero trascorsi molti secoli, come fra il
tempo di quegli uomini e il nostro. Innumerevoli luci si accendevano
allora su queste rive, in case dove regnavano la potenza, la
ricchezza e il piacere degli altri. Noi abbiamo spento queste luci,
riportando la notte primordiale. Questa notte è opera nostra, questa
notte siamo noi. Ci siamo entrati per abolirla. Ognuno di noi ci
entra forse per sempre. I rudi e spaventosi compiti che dobbiamo
fronteggiare esigono che i realizzatori scompaiano! Che coloro i
quali verranno dopo di noi ci dimentichino. Che siano diversi. Così
rinascerà in essi la parte migliore di noi.
Teoria
Non è affatto inevitabile, s'intende, che una "teoria" della
letteratura sia semplicemente una frazione dell'ideologia dominante.
La prima condizione per evitarlo è che quella teoria sia
consapevole, in linea epistemologica, di non poter non essere, al
grado iniziale, un'ideologia sociale di parte. La seconda condizione
è che essa salga al grado di teoria attraverso la scelta, in linea
politica, di esercitare la critica dell'ideologia dominante. La
terza condizione è che non si pretenda teoria positiva di una prassi
letteraria da costruire, ma al contrario, a partire dalla propria
teoria della società, costruisca dialetticamente se stessa come
teoria, appunto, della letteratura attraverso la critica della
prassi letteraria data, cioè di quella che di fatto viene in essere.
La critica dell'opera sulla base di una teoria critica della società
dà luogo a una teoria della letteratura.
Testo
Questi incauti, avventati e superficiali dicitori-attori
conferenzieri riferiscono il testo, ignoranti che il testo è
l'attore; il testo è la voce (…) E la voce stessa si ascolta dire.
La voce è la sua stessa eco; eco non successiva alla parola, anzi,
come puntualmente si verifica – soprattutto per le note alte – nella
registrazione su nastro magnetico, è sempre l'eco ad anticipare il
suono emesso. Nella scrittura vocale, poesia è la voce. Il testo è
la sua eco.
Verità
Le note contenute in questo quaderno (…) è possibile che dopo il
controllo, debbano essere radicalmente corrette perché proprio il
contrario di ciò che è scritto risulti vero.
Verso
Crolla il mondo del pre-stabilito, e s'inaugura il pensiero
dell'ignoto, della scoperta, del rinnovamento continuo. In tale
situazione la metrica diventa inessenziale, perde il suo "potere
allusivo", di "citazione di una regola", per il semplice motivo che
non ci sono più regole fisse e certe da citare, perché si è infranta
(si va consumando) anche la "sacralità" moderna, laica e mondana, di
norme e valori. Il gioco della metrica si è svuotato di senso. Alla
metrica infranta dei versi liberi rimarrà pertanto il "potere
allusivo" di citare questo stato di disgregazione valoriale, lo
spaesamento sociale e culturale (ed estetico) dell'individuo. Se è
vero che "l'inquietudine metrica è un sintomo che manifesta nel
poeta l'angoscia della realtà" (Giuliani), è appunto una realtà
sfuggente, centrifuga e anomica, a generare l'entropia del verso
libero.
Voce
E sarà il monologo, il mezzo di quella voce. Il male che è dentro di
lui – la sua vergogna, l'informe, il brutto, il demonio: è questa
cosa che si tratta di dire. (…) il balbettio inarticolato, il grido,
il silenzio, il buio, il vuoto (…) una danza di voci che non
conclude in nessuna sinfonia (…) Il monologo interiore si fa
"pantomima parlante", che ingorga una scena vuota di tutto, in cui
risuona la parola e nient'altro (…) E si dovrà sentire la voce dura,
ostinata, roca, che si impasta dentro una bocca – che fa
prigioniera. (…) dalla bocca qualcosa sprigiona che strazia la
comunicazione, l'espressione, la forma.
Utopia
Ogni cosa ha la sua stella utopica nel sangue. (…) La misura
dell'agire, l'autenticità del vivere umano, la verità dell'essere
come tale, non si cerca in ciò che è, bensì in ciò che ancora non è,
nel novum positivo e fondante che deve ancora giungere all'esistenza
reale e manifesta. Il realizzarsi di questo novum è accadere,
processo, storia protesa verso il futuro, ma è anzitutto e
costitutivamente attuazione di una processualità latente e
immanente, cioè 'prassi' in senso eminente, opera creativa e
interattiva delle forze umane. (…) La speranza è l'opposto della
sicurezza, è l'opposto di un ottimismo ingenuo.
Zorro
Tutto il resto è silenzio.
→ BRUCIARE
IL NOME (versione completa, file pdf, 308 kb)
[Indice Opere di Nevio Gambula]
