La “Caosmogonia” di Nanni Balestrini

Nanni Balestrini ribadisce, con la sua Caosmogonia (Mondadori, 2010), che la poesia non è innocente: quando il poeta compie una scelta sul linguaggio rende palese il proprio modo di intendere il mondo. D’altra parte, Balestrini non fa che confermare la caratterizzazione immediatamente politica della disposizione dei segni. Ma l’operazione di Balestrini va oltre, spingendosi fino a rimettere in gioco la prospettiva tipica dell’arte d’avanguardia, dove il momento estetico e quello politico si compenetrano uno nell’altro. L’ultima parte della raccolta, infatti, significativamente intitolata Istruzioni preliminari, esplicita il programma di una scrittura materialista e, allo stesso tempo, la sua coincidenza con «una prospettiva rivoluzionaria» che trascende l’opera. È evidente che l’ambito teorico al quale si riferisce Balestrini è il marxismo. Per lui la «disperazione mortuaria» che isola il poeta dentro la sua stessa produzione non ha senso: è solo un modo di mettere i sigilli alla «violenza che stravolge la quotidianità». Oggi è tempo di riprendere a praticare una scrittura consapevole della sua relazione con la «realtà caotica ostile immensa»; è tempo di riprendere in mano il sogno di una cosa. […]

La “Caosmogonia” di Nanni Balestrini – Recensione, 2010-Rev.2019 (file pdf, 86 Kb)