Hamlet Ex Machina
cantata/naufragio per attore e pittore

di Nevio Gàmbula (da Heiner Muller)

Apparizioni:
Interprete di Amleto: Nevio Gàmbula
Pittore-Orazio: Maurizio Zanolli

Hamletmaschine è forse il testo più conosciuto di Heiner Müller, una delle figure più originali del teatro del secondo dopoguerra. La cifra essenziale di quest’opera è la frizione, nella forma espressiva, della parola poetica con la storia. L’Interprete di Amleto, principale protagonista del testo, ha appena terminato di recitare il dramma di Shakespeare e si ritrova, morbosamente avvinghiato al suo personaggio, alle prese con le proprie passioni e i propri fantasmi. Il suo è un farneticante e claustrofobico soliloquio in cui sono messi a nudo, da una parte, l’accantonamento di ogni slancio utopico e, dall’altra, i paradossi della situazione dell’intellettuale moderno, dibattuto tra l’impossibilità a modificare lo stato delle cose e la volontà di trasformarsi in macchina al servizio di chi amministra l’esistente. Il risultato è un racconto frastagliato, senza armonia, e con molte lacune e interruzioni; come se il mondo interiore dell’Interprete di Amleto volesse esplodere nell’irruzione accidentale di brandelli di frasi, di suoni appena udibili. Unico testimone delle sue folgorazioni improvvise un Orazio con ali d’angelo, tutto intento a tradurre in segni pittorici le sue ossessioni; lembi di immagini che ruotano e non narrano nulla di consequenziale, frammenti di una vicenda che non viene narrata distesamente, ma per lampi, per bagliori accostati secondo un processo associativo che somiglia molto alla memoria involontaria o al sogno. Con questa nostra versione della Hamletmaschine rimeditiamo l’avventura stessa del teatro, facendo del corpo dell’attore un grande affresco allegorico, scosso, devastato, corrotto e che, mentre si da “per dolore ruinando”, rivela lo sconquassato scenario della storia: per fare del teatro una incomparabile “riserva di utopia” che ci invita a sperimentare un’altra vita, dentro e oltre la tragedia contemporanea.

Il programma di sala e alcune recensioni (file pdf, 334 kb)
Il libretto che accompagnava lo spettacolo (file pdf, 5,5 mb)
Un mio saggio sulla Hamletmaschine (file pdf, 156 kb)
Un saggio di Andrea Blais sullo spettacolo (file pdf, 118 kb)

Ora, per un attore marginale come me, che non aderisce al mercato dei ruoli, ogni performance è l’occasione per indagare la specificità del suo rapporto con il mondo; esso sceglie un testo perché gli permette di manifestare la sua differenza. L’obiettivo non è la messa in scena del testo, ma affermare l’unicità della sua risonanza. Hamlet Ex Machina, allora, non è solo una performance che attraversa l’immaginario di Heiner Muller; è, più di ogni altra cosa, un saggio critico in forma spettacolare, un documento scritto col corpo. È un modo particolare di rimeditare l’avventura stessa della recitazione, facendo del corpo dell’attore un grande affresco allegorico, scosso, devastato, corrotto e che, mentre si espone non preoccupandosi di nascondere la sua “ruvidezza”, rivela una verità elementare: il teatro è il regno del corpo. Hamlet Ex Machina, dunque, è una sorta di manifesto sull’arte dell’attore.