Flatus Vocis

 

Flatus vocis, un’opera in tre parti. Una trilogia della voce e del furore, cioè un’idea di teatro che si organizza attorno alla vocalità d’attore e al furore del dire. Un’opera che mi permette di fare il punto sul mio percorso umano e artistico (e politico) – che si annoda con quanto fatto lungo tutto l’arco della mia ricerca, e che allo stesso tempo se ne allontana, aprendo la strada ad altre ricerche, ad altre opere; ad altre illusioni. Flatus vocis è, dunque, l’occasione per ripensare me stesso e il mio progetto di poesia scenica; un’opera-manifesto, estrema e visionaria, ideologica.

Flatus vocis, tre partiture per attore, tre performance, tre modi di affrontare il teatro, il testo, la recitazione; tre diverse opere raggruppate in un’unica opera. Sono opere in sé compiute, singoli spettacoli; ma ogni parte della trilogia “contiene, anticipa, estende” la parte che la precede o che la segue. Stratificazioni di un unico viaggio; direzioni diverse di un’unica ricerca. L’ordine è concettuale.

Nella prima opera, In corpore vili, di chiara ispirazione allegorica, un pagliaccio cerca la propria anima sulla pista di un circo abbandonato; in essa vi sono racchiusi i temi, le forme e le ossessioni che hanno caratterizzato la mia esperienza teatrale, raccolte in un unico “copione”. Ed è con questa esperienza sulle spalle che arrivo, nella seconda, dal titolo De profundis, a mettere in scena il canto selvaggio di Calibano, lo schiavo rozzo e primitivo che non si piega ai desiderata di Prospero. La terza opera, invece, dal titolo Il custode del fuoco, raccoglie gli stimoli delle prime due e affronta il rapporto dell’identità con la storia; è composta sulle suggestioni ricavate da alcuni testi del poeta palestinese Mahmud Darwish.

Così, ogni singolo “copione”, pur nella diversità, “accentua ed evoca” certi temi, li fa esplodere in “molteplici linguaggi espressivi”; quei temi e quei linguaggi che ho sempre privilegiato nella mia esperienza teatrale. Potrei dire, in fondo, che la trilogia è abitata da un unico personaggio; al di là del nome, diverso in ogni “copione”, Flatus vocis è un’opera che ripercorre la vita di un uomo che, dopo essersi ribellato, viene catturato e rinchiuso in una cella; non potrà sfuggire alla morte, ma la affronterà con il furore di chi non vuole arrendersi a essa.

Quest’opera rappresenta per me un punto di approdo importante. In questi anni l’ho cercato, anche freneticamente, senza mai trovarlo; e così, per raggiungerlo ha affinato mezzi e metodi, spesso sbagliando strada – e nella deviazione, nello spreco, nello sconforto, come posseduto dall’idea di trovare l’opera definitiva, improvvisamente ho capito che Flatus vocis era l’opera adatta. Non so se questo approdo coinciderà con la fine del viaggio; so solo che questa trilogia è testimonianza di una passione irriducibile, certamente non sistematica, ma rigorosa e coerente; una passione indisciplinata che sperimenta attraverso la recitazione il senso del teatro e del mondo.