Self Portrait, Verona, Aprile 2015

La mia vocazione principale è il teatro. Sono tanti gli spettacoli realizzati in veste di attore e di autore; e insegno recitazione presso la scuola del Teatro Nuovo di Verona. Svolgo anche una rigorosa ricerca teorica sull’arte dell’attore e, in particolare, sul rapporto tra la parola e la voce.

Ciò che mi stimola, e che sostiene la mia necessità, è l’idea che il fascino del teatro risiede nella presenza «intensa ed effimera» dell’attore. Questo è anche l’insegnamento principale dei miei laboratori. L’attore è l’elemento centrale dell’evento scenico. È la sua energia, sono le sue vibrazioni, anche la sua fragilità, ad attivare quella relazione tra scena e platea che chiamiamo teatro.

Penso inoltre che l’attore è principalmente «un essere fonico». Gli spettacoli che realizzo, così come il particolare training che svolgo durante i laboratori, sottolineano l’urgenza di una recitazione fondata sulla voce.

Oltre all’attività teatrale, pubblico poesie, drammi, saggi teorici e interventi critici, e ho la passione della fotografia. In questo sito sono presenti una serie di materiali che rappresentano il mio lavoro.

Mi occupo inoltre di progettazione di interventi formativi, di eventi culturali e di progettazione su bando di gara di servizi educativi e socio-assistenziali, sia in ambito nazionale che europeo (→ Progetti).

Indice generale delle opere

Nato d’aprile, da padre operaio e madre casalinga. Famiglia sarda migrante. Scuole a Torino. Servizio militare, istruttore. Il tempo della poesia ruba tempo alla naja. Scrive quaderni nelle pause degli spari. Frequenta un covo di eretici esaltati, la Curva Maratona. Tenta gli studi umanistici, molla presto. Per caso entra in un teatro, fuggendo dai lacrimogeni. Comincia la passione. Febbre inesauribile. Teatro appreso per strada, in viaggio, in cantina, sul palco. Nevrosi da scena, malattia senza ospedale. Altra malattia inguaribile: la politica. Marxismo: nella sconfitta si esalta. Scrivere e recitare creando la propria distruzione. Majakovskij. Brecht. Beckett. Poi libri autoprodotti, e spettacoli, sempre in disparte. Poi la scuola di teatro, per diventare grande. Ma Berlino è l’approdo, con la Medea di Heiner Muller. Passa il tempo. Sparisce dalle scene. Riappare. Si sbarazza della tentazione del successo. Inventa un suo stile. Crepe, ritmi spezzati, completamente incapace di consolare. Cominciano i figli. Che resteranno, anche al di là degli amori. Che passano. Seguono delusioni. E progetti abortiti. E spettacoli e libri. Vita sempre ai margini, bruciando di una passione al limite della depravazione. Da anni prova il Minetti di Thomas Bernhard, che un giorno debutterà. Campa, morirà. Recitando.

Biografia completa (file pdf, 1,1 Mb)