Questa vita è corta

Self Portrait, Verona, Maggio 2016

Un rifugio, o forse un cimitero, o una cella d’isolamento, oppure un teatro, una cella-teatro, ecco; oppure un sarcofago, o un mausoleo, anzi: un museo, un museo che espone un’unica opera d’arte vivente: l’attore.

Buio.

Un uomo con la pistola. Vestito elegante: camicia bianca (collo alla coreana), giacca e pantaloni neri, scarponi; abito molto contemporaneo. Canta.

Luce.

Ha ripreso a piovere. Anche il tempo è contro di me.
Dio, com’è buio il mondo. Ci vedo a malapena. Ma so che ci sono, là fuori; li sento e ne vedo le ombre.
Grida verso l’esterno.
Allora, che cosa aspettate? Sono qui, venite a prendermi. Entrate, svelti, e poniamo fine a questa farsa.
Di scatto, verso il pubblico.
E voi, voi zitti. Che nessuno apra bocca. Altrimenti farete i conti con me.
Si guarda in giro.
C’è qualcosa di lugubre, in questa stanza.
Al pubblico.
Comunque tranquilli, non vi farò del male; tra poco potrete uscire. Siete fortunati, voi. Invece per me non c’è scampo. Appena pronti, quelli là fuori entreranno, sferreranno l’attacco, e questa stanza sarà la mia nuova tomba. È solo questione di tempo.
Si muove scomposto.
Devo resistere, devo preparare le mie difese, fare di questa stanza il mio baluardo. Devo mettere in moto l’ingegno per allestire un riparo adatto a proteggermi.
Si immobilizza, con affanno.
Tempo perso. La stanza è circondata. Entreranno. È solo questione di tempo.
Cerca qualcosa nella giacca, prende una fiaschetta metallica, la apre.
E allora ridiamo di questo destino desolante.

[…]

Questa vita è corta – Monologo, 2017 (file pdf,279 kb)