Confessione in pubblico
dicembre 10th, 2009Ho ricominciato a fare teatro esattamente dieci anni fa, dopo una lunga sospensione dovuta a nausea per l’ambiente professionistico. Ho ricominciato da dilettante, nella povertà dei mezzi e con quel poco di conoscenze tecniche che mi rimanevano; e con un’avversione molto forte per il teatro “commerciale”. Non mi interessava partecipare a audizioni o propormi per spettacoli di altri: volevo fare il MIO teatro. Ho cominciato dalle fondamenta: studio teorico e allenamento del corpo; esercizi di drammaturgia e musica vocale; padronanza della scena e poesia. Un anno di lavoro intenso, in totale solitudine. Finché, per verificarmi di fronte a un pubblico, sono andato in scena con Calibano, nello spettacolo La lingua recisa (2000). E ho continuato a studiare: movimento, ritmo, parola; fino a precisare un modo di recitare personale, che è stato definito espressionisticamente feroce, sincopato, per nulla mimetico. Oltre a La lingua recisa, sono state due le tappe fondamentali del mio percorso: Hamletmaschine (2003) e Penthesilea (2008). Ormai non ero più l’allievo di me stesso, ma attore maturo, capace di stare sulla scena con un mio stile particolare. Negli ultimi anni, inoltre, mi sono dedicato alla web radiofonia, realizzando radiodrammi e composizioni audio in completa auto-gestione, fino a dare vita a un sito unico nel suo genere in Italia, Altrascena, dove raccolgo monologhi, manipolazioni sonore, opere di radio teatro; sito che ha acquisito una certa importanza, e che è molto frequentato. Parallelamente all’attività creativa, in questi dieci anni ho anche condotto alcune riflessioni critiche sul lavoro dell’attore, e in particolare sulla voce recitante, che vengono ora pubblicate col titolo L’attore senza ruolo (uscita prevista inizio 2010, presso l’editore Zona). La sintesi di questo decennio per me intenso è rappresentata dai materiali raccolti nel sito (e-book, programmi di sala, composizioni audio, testimonianze video). Ogni impresa, però, ha le sue delusioni e i suoi abissi. Gli ultimi due anni, infatti, sono stati di crisi; crisi di “vocazione”, per così dire. Ho sentito il bisogno di “staccare la spina”. Dall’aprile del 2008, data della Penthesilea, non ho più neanche pensato a uno spettacolo (a parte il concerto sul Macbeth, che però era appunto un “concerto”). Anche nella gestione di Altrascena non sono mancati i problemi, in particolare quelli legati ai diritti d’autore; per ben tre volte mi è stato chiesto di togliere alcuni materiali pubblicati; e poi continuo a gestirlo in una solitudine sfiancante. I motivi della crisi? Tanti, uno intrecciato all’altro. Da quelli personali alle ambizioni frustrate, dai richiami della vita quotidiana al girare a vuoto dei miei sforzi per fare circuitare gli spettacoli, dalle contingenze sfavorevoli alla fiacchezza. Un punto morto. Per mia fortuna, ho raggiunto una maturità dove non è di casa la disperazione. E allora questa crisi è diventata l’occasione per ripensare il mio percorso, per scovare al suo interno le contraddizioni, per capire cosa salvare e come continuare. Ecco, mi sono accorto di avere voglia di cercare un altro punto di partenza. Da cosa ripartire? Dalla scena, ovviamente. Ora, allo scadere di questo decennio, comincio un nuovo periodo di prove; tre-quattro ore al giorno di lettura, di articolazione vocale, di azioni fisiche, del tutto slegate da un ambito produttivo: per imparare di nuovo. Ho sentito anche il bisogno di confrontarmi con un testo fondante, per coltivarlo strappandomi all’idea di attore che mi sono costruita, o per verificarne l’esattezza facendola uscire dalle fossilizzazioni cui la mia stanchezza l’ha costretta. Quale opera può funzionare meglio del Minetti di Thomas Bernhard?





